26 febbraio 2016

MONSTER HOUSE

Monster House

Usa 2006

di Gil Kenan

Soggetto: Dan Harmon, Rob Schrab; sceneggiatura: Dan Harmon, Rob Schrab, Pamela Pettler; fotografia (col.): Xavier Perez Grobet, Paul C. Babin; effetti speciali: Jay Redd; scenografia: Ed Verreaux; costumi: Ruth Myers; montaggio: Adam P. Scott; musica: Douglas Pipes; direttore di produzione: Steve Starkey, Jack Rapke; produzione: Sony/Imagemovers/Amblin; durata: 90’.

Il piccolo DJ ha sempre sospettato che la casa del vecchio Nebbercracker nascondesse qualcosa di strano, ma un giorno scopre la verità: la casa è un mostro perennemente affamato! La notte di Halloween, insieme ai due amici Jenny e Timballo, DJ decide di entrare nella casa per scoprire il suo segreto. Inizia così un’avventura da brivido, che ha come obiettivo salvare il quartiere dalla distruzione e che vede una positiva soluzione nello scontro finale. Durante il percorso, DJ e gli amici scoprono che Nebbercracker non è certo il mostro che immaginavano e che alla base delle azioni malvagie della casa ci sono le sofferenze vissute in passato dalla moglie dell’anziano vicino.

Monster House costituisce un’intelligente riflessione sugli effetti spaventosi prodotti dall’assenza di amore verso il prossimo all’interno della comunità umana. In tale prospettiva, risulta emblematica la scena iniziale in cui una madre deve insistere oltremodo con il marito affinché questo dichiari il suo affetto al figlio che sta per esser lasciato a casa per il weekend. Situazione ricorrente del racconto, inoltre, è quella in cui i ragazzini vengono privati dei loro giocattoli, che una volta finiti sul prato erboso di casa Nebbercracker, vengono crudelmente sequestrati. A tali elementi deve aggiungersi che la classica rappresentazione del quartiere cittadino disabitato e inquietante viene qui ad arricchirsi di una valenza ulteriore, collegata appunto all’impressione di un mondo in cui regnano la solitudine e l’indifferenza.

Si tratta prima di tutto di una condizione di incomunicabilità, dove puntualmente gli adulti non credono alle storie raccontate dai ragazzi e non solo sono completamente insensibili alla loro curiosità, ma neppure hanno intenzione di porsi nella loro prospettiva per comprenderne il sentimento del mondo. Un tale atteggiamento risulta così decisivo nel consentire la diffusione della violenza verso i bambini, le cui forme particolari e sottili non vengono neppure immaginate dai genitori assenti o distratti (vedi i meccanismi veloci e pressoché impercettibili con cui la casa ingoia oggetti e individui nella sua quotidiana attività).

Al di là della denuncia su questi temi svolta dal film, si deve sottolineare come nel loro percorso di avvicinamento e indagine all’interno della casa, i piccoli protagonisti realizzino un vero e proprio lavoro di superamento della paura della morte. Ne sono testimoni le varie azioni in cui DJ e gli amici si trovano ad affrontare l’ambiente del sottosuolo, rappresentato come dimensione caratterizzata dall’assenza e del dolore, sia quello fisico che quello psicologico. Al centro del discorso vi sono i delicati passaggi che conducono i giovanissimi a misurarsi con realtà di cui si percepiscono soltanto gli sfocati e inquietanti contorni, ma di cui non si riesce assolutamente a elaborare un significato convincente e rassicurante. Dal punto di vista delle sfumature psicanalitiche, il film costituisce dunque un terreno davvero fertile e stimolante.

Nell’economia del racconto va evidenziato, ancora, il ruolo svolto dal rapporto tra i piccoli e gli anziani, ovviamente in relazione alla figura di Nebbercracker. Anche qui risulta decisiva la prospettiva attraverso la quale il vecchio vicino di casa viene osservato, circondato da un alone di diffidenza che è la diretta estensione del suo atteggiamento ostile e decisamente antipatico. Tuttavia, ad uno sguardo più attento, inizia ad emergere una verità diversa, che porta i ragazzini a prendere coscienza della complessità dell’individuo, e quindi a scoprire che Nebbercracker ha sempre agito per il bene del vicinato, facendo di tutto per impedire alla sua casa-moglie arrabbiata di fare vittime autentiche tra gli abitanti. Utilizzando la figura fantastica, tipica del racconto di paura, del “non morto”, il film arriva a spiegare come la fame rabbiosa di uomini e sentimenti dimostrata dalla casa non è altro che l’effetto della spietata discriminazione cui era stata vittima la moglie di Nebbercracker, una gigantessa liberata dallo spettacolo aberrante delle esibizioni fieristiche.

Umberto Mosca

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