23 febbraio 2016

LA TELA DI CARLOTTA

la tela di carlotta

Charlotte’s Web, Usa 2006

di Gary Winick

Soggetto: dal romanzo di E.B. White; sceneggiatura: Susannah Grant, Karey Kirkpatrick; fotografia (col.): Seamus McGarvey; scenografia: Stuart Wurzel; costumi: Rita Ryack; montaggio: Susan Littenberg, Sabrina Prisco; musica: Danny Elfman; interpreti: Dakota Fanning (Fern), Kevin Anderson (il signor Arable), Essie Davis (la signora Arable), Louis Corbet (Avery), Julian O’Donnell (Henry Fussy), Robyn Arthur (la maestra), Siobhan Fallon (la signora Zuckerman), Gary Basaraba (il signor Zuckerman), Nate Mooney (Lurvy); direttore di produzione: Jordan Kerner; produzione: Walden/Nickeloden/Sandman; durata: 97’.

Contea del Somerset. La piccola Fern convince il padre a lasciare in vita il più piccolo e debole dei maialini nati dalla loro scrofa. Per evitare il macello, Wilbur viene posto nel fienile del signor Zuckerman, in cui dimorano tutti gli animali della fattoria. Qui il protagonista conosce Carlotta, un simpatico ragno che grazie all’intelligenza e all’intraprendenza trasforma il maialino in una sorprendente curiosità. Iniziano infatti a comparire, all’ingresso del fienile, delle bizzare tele su cui sono scritti affettuosi aggettivi nei confronti di Wilbur. La curiosità porta la gente ad affollare la fattoria e l’interesse collettivo diventerà decisivo quanto si tratterà di premiare il miglior maiale della contea. E quando, dopo le sue eroiche creazioni, Carlotta muore, i suoi piccoli restano alla fattoria per fare compagnia a Wilbur.

Il tema che costituisce il centro del discorso è quello della discriminazione di cui viene fatto oggetto il mondo animale da parte degli esseri umani. Gli animali, di cui il maialino Wilbur rappresenta la declinazione simbolica, vengono spesso sacrificati in molti impieghi al servizio dell’uomo, e nel caso specifico entrano a far parte della sua catena alimentare. Adottando la prospettiva della piccola Fern, che ha allevato Wilbur e non vorrebbe separarsene neppure quando questo è cresciuto, il racconto ha come obiettivo di orientare in maniera differente la prospettiva sul tema. La strategia, assai diffusa nel cinema d’animazione (il film fa uso anche di tecniche digitali in computer graphic), è quella di attribuire agli animali una serie di caratteristiche tipicamente umane. A partire dalla parola, naturalmente, ma attraverso l’introduzione di una serie di sfumature che impediscono al racconto di risultare banale. Come nella scena in cui è lo stesso Wilbur, un animale, a non riuscire a riconoscere il piccolo ragno che gli sta parlando a poco distanza. Il maialino qui diventa espressione degli stessi pregiudizi e delle stesse ristrettezze mentali che sono diffuse nell’uomo.

Il ruolo del ragno Carlotta all’interno del racconto è quello di mettere in risalto le virtù degli animali, come esprime emblematicamente la prima scritta apparsa sulla ragnatela, in cui si afferma che Wilbur è un porco con il punto esclamativo. Non appena si diffonde la notizia che gli animali sanno scrivere, ecco che il fienile diventa il centro della curiosità e dell’attenzione della gente, con il passaparola che si rivela essere il più efficace tra i mass media, che indicano e orientano la percezione collettiva. La strategia del ragno, peraltro resa ancor più ardua dalla distrazione di massa, che si disinteressa ben presto dell’evento, è quella di arrivare a far capire alla gente che il vero miracolo sarebbe un altro. Vale a dire il fatto che gli uomini cessino di uccidere gli animali e riconoscano loro una dignità e una sensibilità di pari grado. Arrivando dunque a modificare il modo di pensare, come quando il racconto pone il problema sul criterio da utilizzare per decidere in base a cosa si decide che un maiale è più degno di un altro di ricevere un premio. Di norma, infatti, si premia il maiale più grasso, e premiandolo si decide al contempo che sarà anche il primo a finire nell’affumicatoio. E se il modo di pensare cambiasse? E se, invece, venisse premiato Wilbur, perché è bello e intelligente?

Correlato a una tale nuova modalità di percepire le cose, è il tema della solidarietà, il sentimento che si diffonde in maniera spontanea all’interno del fienile e che costituisce la base della collaborazione tra Fern e Wilbur, prima, e poi tra Wilbur e Carlotta. Un vero e proprio percorso di formazione in tal senso è quello compiuto dal topo Templeton, che alla fine della storia ha imparato a non pensare solamente a se stesso. Tale sentimento di solidarietà, sempre secondo la logica della comunicazione elaborata dal ragno, dovrebbe un po’ alla volta coinvolgere anche gli esseri umani, abbattendo la loro indifferenza.

Umberto Mosca

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