8 marzo 2016

IL GIARDINO SEGRETO 

 IL GIARDINO SEGRETO

The Secret Garden, Usa 1994

di Agnieszka Holland

Soggetto: dal romanzo di Frances Hodgson Burnett; sceneggiatura: Caroline Thompson; fotografia (col.): Roger Deakins; scenografia: Stuart Craig; costumi: Marit Allen; montaggio: Isabelle Lorente; musica: Zbigniew Preisner; interpreti: Kate Maberly (Mary Lennox), Heydon Prowse (Colin Craven), Andrew Knott (Deacon, il contadinello), Maggie Smith (la governante), Laura Crossley (Martha, la cameriera), John Lynch (Lord Craven); direttore di produzione: Fred Fuchs, Fred Roos, Tom Luddy; produzione: American Zoetrope; durata: 102’.

Secolo XIX. I ricchissimi genitori della piccola Mary Lennox, nata e cresciuta in India, perdono la vita durante uno spaventoso terremoto. La bambina viene mandata in Inghilterra, paese d’origine della sua famiglia, per essere affidata agli zii. Accolta dalla governante di casa Craven, Mary apprende che la zia è morta e lo zio, distrutto dal dolore, se ne sta spesso lontano dal castello. Nelle sue quotidiane perlustrazioni, Mary scopre l’esistenza dell’unico figlio dei Craven, Colin, tisico e infermo, che vive segregato in una stanza sempre chiusa. Quindi, addentrandosi nel parco, scopre un misterioso passaggio tra le siepi che conduce in un giardino segreto, abbandonato e incolto. Nel luogo, un tempo amato dalla padrona di casa, è vietato l’ingresso per ordine di Lord Craven. L’amore con cui la piccola, dopo aver ottenuto il permesso dello zio, si dedica a seminare fiori e piante nel giardino riporterà la fortuna e la felicità all’interno della casa.

Il film è tratto dal racconto di ambientazione ottocentesca scritto da Frances Hodgson Burnett. Una storia fantastico-fiabesca che rappresenta una classica lettura per ragazzi. Il nucleo narrativo è costituito dall’affidamento di una piccola orfana ai suoi parenti più diretti. Per la piccola Mary si tratta di un doppio choc. Oltre al dolore per la perdita dei genitori, nonostante essi avessero sempre dimostrato solo un’attenzione formale verso di lei, Mary deve anche confrontarsi con un ambiente completamente nuovo. Tanto era caldo e soffocante il clima in India (metafora degli obblighi imposti dal ruolo di rappresentanza svolto dai genitori, cui la piccola era obbligata a sottostare), tanto è freddo e inospitale quello che Mary trova in Inghilterra. Una metafora, questa nuova caratteristica ambientale, della severa rigidità imposta da Lord Craven alla governante che sovrintende agli affari della casa. Nella nuova residenza la protagonista deve anche fare a meno di quelle continue attenzioni da parte dei domestici cui era abituata quando viveva coi genitori. Il trasferimento da una dimensione all’altra rappresenta quindi, simbolicamente, il passaggio a una nuova fase della vita di Mary, una tappa decisiva nel percorso di crescita e formazione del personaggio. Alla fine del racconto, infatti, colei che era stata abituata a essere servita, avrà imparato a mettersi al servizio degli altri, rinunciando a ogni facile privilegio e a quel suo atteggiamento viziato e scontroso.

Sentendosi sola e abbandonata, Mary impara a dar valore alla presenza degli altri, a coltivare l’amicizia. Come quella con Martha, la giovane cameriera, che attraverso la provocazione stimola la piccola ad andare a mettere il naso fuori dalla casa. Oppure quella con Deacon, il contadinello che sul suo cavallo bianco rappresenta l’anelito alla libertà. Infine quella con Colin, strappato dall’ostinazione di Mary a una condizione di malattia permanente cui è stato costretto dalla cronica disperazione del padre. Una figura, quest’ultima, la cui profonda sofferenza è nascosta dietro all’apparente ferocia. Esemplare perfetto di quei genitori che scaricano sui figli il proprio male di vivere.

Metafora efficace delle profonde trasformazioni che hanno luogo in casa Craven è l’ambiente naturale. Mary arriva nel cupo castello dello Yorkshire durante la stagione invernale, quando la natura all’interno del giardino pare essere morta, come la donna che soleva frequentarlo. Ma a primavera le radici dei bulbi prendono a crescere velocemente, così come i fiori e le farfalle. Infrangendo il divieto del padre, il piccolo Colin viene portato all’aria aperta e può quindi rinascere alla vita. Decisivo, in tal senso, il ruolo di Mary, che dopo aver esplorato per prima il giardino scoprendone le meraviglie nascoste e le qualità miracolose, diventa la guida per gli altri personaggi, riuscendo a restituire allo zio quella voglia di vivere che sembrava aver perduto per sempre. Interessante ancora, sempre a proposito del ruolo esercitato nel film dalla rappresentazione della natura, la presenza simbolica degli animali, tra i quali, oltre al cavallo di Deacon, ci sono la lepre che osserva Mary mentre corre nel parco, il pettirosso che invita la piccola a entrare nel giardino, il capretto che impara, come Colin, a reggersi in piedi da solo.

Umberto Mosca

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