1 marzo 2016

HOPE AND GLORY

hope-and-glory-main-review

Hope and Glory, Gran Bretagna 1987

di John Boorman

Soggetto e sceneggiatura: John Boorman; fotografia (col.): Philippe Rousselot; scenografia: Anthony Pratt; costumi: Shirley Russell; montaggio: Ian Crafford; musica: Peter Martin; interpreti: Sebastian Rice-Edwards (Bill Rohan), Sarah Miles (Grace Rohan), David Hayman (Clive Rohan), Sammi Davis (Dawn), Derrick O’Connor (Mac), Susan Wooldridge (Molly), Ian Bennen (il nonno), Jean-Marc Barr (Bruce); direttore di produzione: J. Boorman, Michael Dryhuest; produzione: Columbia; durata: 109’.

Inghilterra negli anni della seconda guerra mondiale. Il piccolo Bill osserva i fatti collegati al conflitto come se fossero un grande gioco, divertendosi a smascherare le paure degli adulti e i loro comportamenti di facciata. Bill ha un padre acceso patriota che non riesce a partecipare alla guerra vera poiché destinato alla fureria, una madre che approfittando della situazione caotica rispolvera un vecchio flirt con un amico di famiglia, una sorella che amoreggia con un soldato canadese. Per impegnare il loro tempo libero fuori dalla scuola, i compagni di Bill inventano un nuovo gioco, che consiste nel fare razzia all’interno della case colpite dai bombardamenti. In seguito all’incendio della casa di Londra, Bill va a vivere in campagna dai nonni, sulle rive del Tamigi. La distruzione della scuola, rasa al suolo dalle bombe, provoca l’entusiasmo incontenibile degli scolari e dello stesso Bill, che ringraziano Hitler per il suo regalo.

Ispirato ai ricordi personali dell’autore nella Londra colpita dalla guerra con la Germania, il film esprime il punto di vista di un bambino in un mondo di adulti. E tale specifico punto di osservazione consente di osservare la guerra in una prospettiva inedita. Il film parla infatti dell’amore del piccolo protagonista nei confronti della situazione creata dal conflitto in corso. Nel film i bambini hanno molta più paura della scuola che della guerra. Quest’ultima costituisce la materializzazione di tutti i sogni che possono dimorare nella mente di un bambino, finanche quello supremo, impossibile, della distruzione della scuola stessa. Vedi, in tal senso, la festa degli scolari sulle macerie fumanti del loro istituto nell’inebriante finale del film. La guerra come vacanza e divertimento, dunque. Come un gioco spettacolare e senza fine. I proiettili della contraerea e i fasci dei riflettori che illuminano la notte sono addirittura meglio dei fuochi d’artificio. Bill si diverte a studiare con la maschera antigas, ad alzarsi in piena notte per fuggire nel rifugio come in un romanzo d’avventure, a osservare un aerostato alla deriva che galleggia nell’aria sfiorando i tetti delle case, a vedere un pilota della Luftwaffe che atterra col paracadute dopo che il suo aereo è stato abbattuto, a raccogliere senza fatica i pesci morti sulle rive del Tamigi in seguito allo scoppio delle bombe.

La guerra costituisce per Bill anche l’occasione per stare in mezzo a un ambiente naturale che ricorda quello magico in cui si svolgono le avventure dei soldatini di piombo di Artù e Merlino con cui il piccolo gioca all’inizio del film. È l’incendio della casa di Londra prodotto da un bombardamento a determinare il soggiorno in campagna dai nonni. E così di fronte a Bill si dispiega tutto un mondo incantato di prati soffici e ben curati, di macchie d’alberi d’un verde intenso, un fiume calmo e pescoso.

In un’epoca di rigida repressione dei costumi, lo scoppio della guerra fa sì che ciascun individuo, anche adulto, si ritrovi improvvisamente libero e padrone di se stesso. Anche gli altri personaggi del film, infatti, si allineano sulla posizione del rifiuto infantile della realtà, negando la situazione di emergenza e dedicandosi piuttosto alle loro velleità di affermazione personale e di spensierato divertimento (il flirt della madre, il favoleggiare del nonno intorno alle proprie conquiste amorose). Esempio emblematico di una tale condizione è la sorella maggiore di Bill che balla sotto i bombardamenti. Per la giovane Dawn la guerra ha rappresentato, grazie all’incontro col soldato canadese alleato, l’occasione per vivere un’intensa relazione d’amore.

Centrale è nel film la presenza della radio. Una presenza che sottolinea il ruolo determinante rivestito dai mass media nella percezione della Storia. La radio è presente nel film sin dall’inizio, da quell’annuncio radiofonico dell’entrata in guerra dato dal Primo Ministro Chamberlain nel settembre del 1939. Un po’ alla volta, nella prospettiva di Bill, le informazioni ascoltate quotidianamente alla radio vengono a costituire una sorta di infinito e irresistibile romanzo a puntate, sempre pieno di nuovi ed eccitanti colpi di scena.

Umberto Mosca

torna indietro

Vai alla barra degli strumenti