8 marzo 2016

GIOCHI PROIBITI 

 jeux_interdits

Jeux interdits, Francia 1951

di René Clément

Soggetto: dal romanzo di François Boyer; sceneggiatura: Jean Aurenche, Pierre Bost, F. Boyer, R. Clément; fotografia (b/n): Robert Juillard; scenografia: Paul Bertrand; montaggio: Robert Dwyre; musica: Narciso Yepes; interpreti: Brigitte Fossey (Paulette), Georges Poujouly (Michel Dollé), Amédée (Francis Gouard), Laurence Badie (Berthe Dollé), Suzanne Coural (la signora Dollé), Lucien Hubert (il signor Dollé), Jacques Marin (Georges Dollé), Louis Santève (il parroco), André Wasley (il signor Gouard); direttore di produzione: Robert Dorfmann; produzione: Silver Films; durata: 84’.

Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia 1952.

Sulle rive di un placido corso d’acqua un bambino e una bambina leggono una storia. È il giugno del 1940. Un gruppo di civili sta fuggendo dalla città verso la campagna, in mezzo ai bombardamenti. I genitori della piccola Paulette vengono falciati da una raffica aerea. La bimba, che ha appena cinque anni, stringe al petto il suo cagnolino morto. Vagando per le campagna, incontra Michel Dollé, figlio di contadini, che la porta a casa sua. Ascoltando gli adulti, la piccola si interroga sul significato della morte. Dopo aver dato sepoltura al suo cagnolino, costruisce insieme a Michel un piccolo cimitero per animali, rubando le croci da quello degli uomini. Dopo essersi impadroniti della croce del fratello maggiore di Michel, appena sepolto, e aver provocato il litigio tra il signor Dollé e l’odiato vicino Gouard, i due vengono scoperti. Proprio in quei giorni arrivano i gendarmi a reclamare la piccola orfana, che sarà costretta a lasciare la casa dei Dollé e a entrare in un orfanotrofio. Il  bambino e la bambina finiscono di leggere la loro storia.

La morte è il tema che segna l’intero film. La storia si apre infatti con l’uccisione dei genitori della protagonista, uccisi dalla mitragliatrice di un aereo mentre cercano di proteggere la piccola, portatasi allo scoperto per inseguire il suo cagnolino. Anche la bestiolina viene ferita mortalmente e da questo momento inizia per Paulette il confronto con l’idea della fine. Intorno a sé la protagonista non trova altro che morte e malattia. Infatti, a casa dei Dollé, la famiglia di contadini che la accoglie, ella dovrà misurarsi con l’infermità del primogenito, tragicamente ferito da un cavallo e condannato a non sopravvivere. A guidare Paulette nel suo percorso di conoscenza c’è Michel, di qualche anno più grande di lei, col quale stabilisce una profonda amicizia. È accanto a lui che la bambina apprende la notizia della sepoltura dei genitori in una fossa comune e riceve il suggerimento di seppellire anche il proprio cagnolino. Ma, soprattutto, è insieme a Michel che Paulette elabora l’idea di costruire un cimitero per gli animali della campagna. Il ritrovamento delle bestioline morte e l’allestimento della loro ultima dimora diventa così un vero e proprio gioco per i due bambini. Un gioco che viene a occupare il loro intero immaginario. La morte diventa una vera e propria ossessione per Michel, che inizia a uccidere gli animali per poterli poi seppellire. Atteggiamento non condiviso da Paulette: la piccola non vuole che l’amico uccida neppure gli scarafaggi, limitandosi a raccogliere le creature già morte, come la talpa con cui hanno iniziato la loro raccolta.

Attraverso il loro gioco i bambini elaborano un percorso di crescita autonomo, una personale risposta a un mondo degli adulti caratterizzato dalla violenza e dall’indifferenza nei confronti dei più piccoli. Se è vero, infatti, che Paulette viene da Parigi, la città attaccata e occupata dai tedeschi, il luogo in cui si avverte in modo più tragico la presenza della guerra, neppure in campagna ci si può sottrarre agli effetti tremendi provocati dal conflitto. Lo stesso mondo contadino, già di per sé duro con i suoi abitanti, risente in modo decisivo della guerra. Vedi la morte del fratello di Michel, cui il medico del luogo non ha potuto prestare soccorso dato il suo impegno con i feriti dei bombardamenti. La situazione circostante, inoltre, che produce un’ulteriore scarsità di beni materiali, non fa altro che peggiorare i già precari rapporti tra la famiglia Dollé e la famiglia Gouard. Un rancore inestinguibile che ha una sola prospettiva di speranza nell’amore, carnale ma tenero, che unisce la giovane Berthe Dollé al figlio di Gouard, tornato a casa dal fronte.

Il film descrive un mondo degli adulti impietoso e indifferente. Come testimoniato non soltanto dal contesto storico che determina il dramma iniziale di Paulette, ma anche dalle relazioni umane che avvengono all’interno della famiglia Dollé, dove le attenzioni verso la piccola orfana si limitano a garantirle la pura sussistenza e dove Paulette, alla luce di una serie di fatti in cui i problemi si sommano ai problemi, finisce ben presto per essere un peso di cui liberarsi alla prima occasione.

Umberto Mosca

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