22 febbraio 2016

BOLT – UN EROE A QUATTRO ZAMPE

bolt

Bolt, Usa 2008

di Chris Williams, Byron Howard

Soggetto e sceneggiatura: Chris Williams, Dan Fogelman; animazione (col.): Doug Bennett; scenografia: Paul Felix; montaggio: Tim Mertens; musica: John Powell; direttore di produzione:   produzione: Walt Disney Animation Studios; durata: 95’.

Prima di essere sequestrato da una banda di malviventi, il padre di Penny affida la figlioletta alla protezione del cane Bolt, che egli stesso ha progettato al computer secondo principi di forza e indistruttibilità. La missione in cui il cane si tuffa è quella della liberazione del genitore dell’amata bambina e per fare ciò l’animale deve attraversare l’America. Mentre Bolt viene catturato dall’accalappiacani, a Hollywood viene scritturato un altro cane per sostituirlo nella fortunatissima serie televisiva. Quando Bolt fa il suo ritorno a Hollywood, scopre che Penny si è affezionata a quell’altro. Ma quando Penny viene sequestrata, Bolt scatta in suo aiuto e alla fine dell’avventura i due amici decidono di ritirarsi dalle scene.

La figura di Bolt riflette prima di tutto una preoccupazione tipica dei genitori nei confronti dei loro figli, vale a dire la possibilità che questi ricevano un’adeguata protezione dalle innumerevoli insidie della vita. Il cane protagonista del film è infatti un autentico cyborg, una creatura programmata al computer che in virtù delle sue straordinarie doti di forza e resistenza ha il compito di vegliare sulla piccola Penny dopo la scomparsa del padre. Come spesso capita ai cyborg, la creatura nutre dei forti sentimenti, ed è in virtù di questi che si lancia alla ricerca del genitore scomparso.

Il film è incentrato in particolare sulle situazioni di dialogo tra animali, cui si attribuiscono sentimenti e comportamenti che rimandano a quelli dell’uomo. Tali tratti caratteristici si fondono perfettamente con gli aspetti più caratteristici del mondo animale, come la feroce rivalità che divide Bolt dai gatti complici del terribile Uomo dall’Occhio Verde. Ma è proprio sul ribaltamento di questi canoni che si fonde l’originalità del racconto, con l’inaspettata amicizia che viene a crearsi tra il protagonista e uno dei felini. Film incentrato sui temi della fedeltà e della solidarietà, Bolt riflette sulla questione dell’amicizia attraverso vari punti di vista. L’azione drammatica del film prevede che, dopo una lunga separazione, il cane e la sua padroncina possano infine ricongiungersi. Parallelamente al legame tra Penny e il suo cane si svolge quello tra lo stesso Bolt e il micio Mittenz, che non manca di mostrare una certa gelosia nei confronti del nuovo amico. Come quando gli fa notare che Penny prima di essere una persona è l’attrice dei film di cui egli è protagonista e che forse il suo affetto nei confronti della ragazzina potrebbe essere mal riposto.

Sull’incertezza dei confini tra realtà e rappresentazione è peraltro incentrato il film, che sfrutta il filone dei film sui mass media e, in particolare, sul mondo della televisione. Emblematico di questo confine sottile è la sequenza in cui, durante una registrazione, prende fuoco lo studio hollywoodiano in cui Penny si trova impegnata. La madre della ragazzina decide infatti che sua figlia, a causa del pericolo in cui si è trovata, non lavorerà più nella serie televisiva. Tra la vita vera e la sua messa in scena esiste una pericolosa contiguità, che rende ancora più eccitante e senza rete la fruizione da parte dei giovani spettatori, coinvolti in un continuo ribaltamento di situazioni. Per gli spettatori più adulti, invece, l’interesse è assicurato dalla presenza di personaggi dalla forte carica di ambiguità, come il gatto Mittenz. Comunque un ordine razionale viene ristabilito nel finale: infatti, mentre in televisione continuano le avventure di Penny e Bolt (con la ragazzina che porta il viso di una nuova attrice), nella realtà i due amici se la spassano nella casa di campagna insieme al loro gatto e al loro criceto. Affinché la tecnologia possa essere effettivamente utile all’uomo non si deve dimenticare di inserirla in un contesto ambientale fatto di calore e genuinità dei legami.

Umberto Mosca

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