22 febbraio 2016

BABBO BASTARDO

Babbo Bastardo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bad Santa, Usa/Germania 2003

di Terry Zwygoff

Soggetto e sceneggiatura: Glenn Ficarra, John Requa; fotografia (col.): Jamie Anderson; scenografia: Sharon Seymour; costumi: Wendy Chuck; montaggio: Robert Hoffman; musica: David Kitay; interpreti: Billy Bob Thornton (Willie), Tony Cox (Marcus), Brett Kelly (il ragazzino), Lauren Graham (Sue), Lauren Tom (Lois), Bernie Mac (Gin), John Ritter (Bob Chipeska), Dylan Charles (il ragazzino pestifero); direttore di produzione: Sarah Aubrey, John Cameron; produzione: Dimension, Tryptich, Blixa Zweite; durata: 80’.

Un balordo semialcolizzato ha trovato il modo di passarsela bene inventandosi un’attività stagionale assai remunerativa. Con un suo collega affetto da nanismo, si fa assumere nei grandi centri commerciali in periodo natalizio per interpretare il ruolo di Babbo Natale. Il business viene realizzato attraverso facili rapine realizzate grazie alle informazioni ottenute nelle vesti di Santa Claus. Ma a far inceppare l’ingranaggio intervengono l’amore per una bella ragazza, turbata dall’abito di Babbo Natale, e per un bambino abbandonato dal padre, un bimbo grasso e sciocco che sembra un angioletto, Santa Claus non potrà fare a meno di soddisfare le richieste di quest’ultimo per un peluche ostinatamente desiderato.

Il film diretto da Terry Zwygoff può essere considerato l’esempio emblematico di un cinema indipendente americano che cerca di descrivere le contraddizioni della civiltà contemporanea, andandole ad affrontare sul terreno in cui i valori e le ipocrisie di tale civiltà si manifestano in modo più clamoroso. Vale a dire il periodo delle feste di Natale. Come Il Grinch diretto da Ron Howard, infatti, Babbo bastardo è un’opera che attraverso una rappresentazione dissacrante e politicamente scorretta delle feste natalizie affronta assai criticamente il tema del consumismo e del sistema culturale che lo determina. Come rappresentano in maniera caustica le scene in cui il protagonista s’aggira con la barba sporchissima per il centro commerciale terrorizzando i bambini e appioppando loro dure esperienze di vita. Tutti in fila, sognanti leccornie e regali sfavillanti, i marmocchi lobotomizzati dalle leggi del consumo fanno le loro richieste e vengono scacciati brutalmente dall’irascibilità di un uomo triste e fallito, ladro e ubriacone, manesco e maleducato, sboccato e cialtrone.
Il film funziona per contrapposizione, smontando per mezzo delle azioni spregevoli, ma originali, dei due adulti le follie di massa tipiche del Natale. Dopo quest’intelligente opera di denuncia, tuttavia, il film si dedica inaspettatamente a recuperare un’umana comprensione verso l’individuo, nonostante l’ambiguità dolceamara del finale. Dediti al furto e alla continua speculazione ordita ai danni dell’industria dell’eccesso e del consumo sfrenato, i due protagonisti del film, Willie e Marcus, entrano in crisi quando si trovano di fronte un ragazzino ingenuo al limite dell’ottusità, che tuttavia li costringe a rientrare nella realtà prendendo atto dell’umanità del prossimo, fino ad allora sempre cinicamente strumentalizzato. Dopo essersi dedicati al danneggiamento altrui e al disprezzo come strategia costante, incontrando il ragazzino grassoccio Willie si trova costretto a prendere coscienza dell’altro, a scoprire come anche procedendo programmaticamente non si può rinunciare completamente a stabilire un rapporto affettivo con i propri simili, a trasformarli in oggetti di solidarietà. E così, a costo di prendersi otto pallottole in corpo, Santa Claus riuscirà a consegnare l’elefantino rosa e viola al bambino capriccioso.
Così Babbo bastardo tratta anche dell’emarginazione tra reietti, dell’incontro tra due “mostri” della società. La scintilla tra gli esclusi di quella grande festa collettiva che è il Natale, infatti, scocca quando il lurido Santa Claus incontra un suo simile, vale a dire il grasso bambino orfano di otto anni evitato da tutti, di nome Thurman. Il ragazzino si siede sulle ginocchia del falso dispensatore di sogni e decide che una forte corrispondenza li unisce. Nonostante l’atteggiamento burbero del suo Babbo Natale personale, Thurman trasforma il suo sentimento in una vera e propria ossessione amorosa.

Umberto Mosca

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