22 febbraio 2016

ALLA RICERCA DELL’ISOLA DI NIM

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Nim’s Island, (Usa 2008)

di Mark Levin, Jennifer Flackett

Soggetto: dal romanzo di Wendy Orr; sceneggiatura: Joseph Kwong, Paula Mazur, Mark Levin, Jennifer Flackett; fotografia (col.): Stuart Dryburgh; effetti speciali: CafeFX; scenografia: Barry Robison; costumi: Albert Wolski; montaggio: Stuart Levy; musica: Patrick Doyle; interpreti: Abigail Breslin (Nim Rusoe), Jodie Foster (la scrittrice), Gerard Butler (Alex Rover e il padre di Nim), Michael Carman (il capitano della nave), Maddyson Joyce (il piccolo turista), Mark Brady (il padre di Edmund); direttore di produzione: Paula Mazur; produzione: Walden Media; durata: 95’.

Nim è una bambina che vive su un’isola sperduta dell’Oceano Pacifico insieme al padre Jack, biologo marino. Il genitore si allontana per una ricerca in barca di un paio di giorni, lasciando la figlioletta in compagnia dei simpatici animaletti che abitano l’isola, ma alla fine del primo giorno viene sorpreso da una tempesta che manda l’imbarcazione alla deriva. Nim si trova a chiedere aiuto all’eroe dei suoi libri preferiti, un avventuriero nato dalla penna di una celebre scrittrice. Sarà proprio la donna, dopo aver tentato di contattare il padre di Nim per delle informazioni scientifiche, a correre in aiuto della piccola. L’arrivo della scrittrice sull’isola coincide con il ritorno dell’amato papà.

E’ la voce narrante ad accogliere lo spettatore alla visione del film, con la piccola Nim che parla della sua isola come il posto più bello in cui crescere. Attraverso la sensibilità della bambina viene introdotto l’immaginario di riferimento della storia, che si trova a metà strada tra la fiaba e i grandi racconti di viaggio. In particolare si fa riferimento all’epica avventura della madre di Nim, un’oceanografa che andando per mare fu ingoiata da un’enorme balena. Una fiaba a pupazzi illustra l’azione mitica che contiene la scomparsa della mamma: è chiaro come Nim abbia sviluppato una notevole immaginazione, che la porta alla puntuale rielaborazione degli eventi che le accadono. Si tratta di una vera e propria risorsa, che al momento giusto le infonde la creatività e il coraggio necessari per affrontare le difficoltà. Nim ha un doppio modello di comportamento: sono due personaggi strettamente legati tra loro e significativamente interpretati dal medesimo attore. Il primo è il padre, animato da una grande passione per il mare e per le scoperte scientifiche, figura che si distingue per il suo ottimismo e l’entusiasmo con cui affronta ogni giornata; il secondo è l’eroe dei libri, altrettanto sicuro di sé e mosso da un irresistibile spirito di avventura. Che la dimensione del racconto avventuroso nutra l’intero film è evidente a partire dal nome della protagonista, Rusoe, che costituisce un chiaro riferimento al personaggio di Robinson Crusoe e alla sua condizione di naufrago su un’isola deserta.

A sottolineare la centralità dei riferimenti alla letteratura vi è il fatto che è attraverso la sensibilità letteraria di Nim che ogni evento acquista un significato particolare nel percorso di crescita della piccola. Sulla base di una tale predisposizione si rende possibile anche la saldatura tra la realtà e la finzione, con il personaggio della scrittrice interpretato da Jodie Foster, il cui nome, Alexandra Rover, nasconde a sua volta un legame privilegiato con l’eroe della sua penna. Alex Rover è infatti il suo alter ego, è la proiezione, e insieme il superamento, di tutte le infinite paure e fobie che hanno per oggetto la vita all’aria aperta e gli esseri viventi. Il rapporto con la parola scritta si pone dunque a doppio livello, e in entrambi i casi esso costituisce una risorsa essenziale per quanto concerne la costruzione dell’identità da parte dei protagonisti.

Dal punto di vista strettamente visivo è interessante notare come a prendere vita, sotto lo sguardo attento dello spettatore, siano le stesse illustrazioni contenute nei libri, che senza soluzione di continuità si trasformano nella realtà fisica. Ed è proprio l’attitudine al fantastico ad aiutare Nim a impedire che la sua isola diventi un caotico centro turistico con tanto di famiglie e bambini privi di un’educazione ambientale.

Va ricordato infine come risulti strategica, al fine dell’incontro tra i personaggi e dello scambio tra i vari saperi, la presenza del computer, che nel film viene riconosciuto come strumento essenziale per quando concerne la comunicazione umana, catalizzatore di idee e affetti, al di là dei semplicistici pregiudizi che altrove lo descrivono come il simbolo della freddezza e dell’impersonalità dei rapporti.

Umberto Mosca

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