MISS PEREGRINE – LA CASA DEI RAGAZZI SPECIALI

LO SCHERMO EMPATICO: LE NOSTRE VISIONI CONSAPEVOLI

TRILOGIA DEL FANTASTICO PARTE II

miss_peregrine

Come in “Animali fantastici” anche nel nuovo film di Tim Burton un
ruolo importante all’interno del racconto viene giocato dai bambini
vittime di esperienze traumatiche. Se nel primo le figure degli
Oscuriali sono le piccole vittime di terribili punizioni e
repressioni, qui i ragazzini sono alla ricerca di anelli temporali in
cui rifugiarsi poco prima che si verifichino quei traumi che
esploderanno devastanti come un bombardamento dell’anima. Da qui il
fatto che i cattivi di turno siano i mostri Vacui che impediscono ai
piccoli di trovare questi rifugi costruiti da Madri protettive come
Miss Peregrine: mangiando loro gli occhi gli impediscono di
“immaginare” una dinamica alternativa degli eventi, di dare forma
all’immagine di una diversa rappresentazione delle cose.
Non è un caso che il momento visivo forse più bello del nuovo film di
Tim Burton sia quello in cui i “ragazzi speciali” esercitano la
facoltà di proiettare, attraverso la propria mente, un sogno personale
nello spazio circostante Si tratta della manifestazione dell’essenza
stessa del cinema, di quel complesso meccanismo di proiezioni tra la
macchina, l’individuo e lo schermo che fa di un film una “visione
dall’interno” di vissuti, desideri e paure. Il tutto in
contrapposizione all’idea del cinema come esperienza di realismo
oggettivo, sorretta all’interno del racconto da dettagli
apparentemente secondari come il regalo di un libro di Emerson da
parte del nonno (il Trascendentalismo quale antidoto storico al
Razionalismo) oppure la pratica del birdwatching vista come
espressione di un rassicurante quanto superficiale e ingenuo
naturalismo (cui Tim Burton oppone il suo Surrealismo di matrice
pittorica).
Il fatto che la storia finisca a battaglia tra scheletri al luna park
sul molo di Blackpool, nell’attonita inconsapevolezza dei passanti,
conferma ancora una volta la fedeltà di Burton ai suoi precetti
teorici e l’idea che le narrazioni possano veramente curare solo a
patto che si spingano in profondità senza, al contempo, perdere di
vista il piacere della scoperta meravigliosa e della suadente
leggerezza prodotta dalla sospensione di incredulità.

Umberto Mosca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Vai alla barra degli strumenti