LUNCHBOX

LO SCHERMO EMPATICO: LE NOSTRE VISIONI CONSAPEVOLI

The Lunchbox

Treni numerosi e affollati che si incrociano continuamente, piccioni concentrati in un fazzoletto di terra, valigie accatastate che si muovono a fatica: è l’intasamento di Mumbai espresso con poche inquadrature, con lo stile narrativo di una rappresentazione che sembra volerci coinvolgere più con le immagini che con le parole, a far pesare i silenzi per dare maggiore rilievo alle rivelazioni del parlato.
Una sceneggiatura sviluppata grazie al contributo prezioso degli esperti del Torino Film Lab, che punta all’equilibrio tra una specificità culturale tipicamente indiana e uno sguardo sentimentale in grado di intercettare la sensibilità di un pubblico internazionale. Lo schema chiave di “Lunchbox” è infatti il “vecchio” contro il “nuovo”, la compresenza di alcuni elementi legati alla tradizione (come il lunchbox, appunto, baracchino componibile contenente le pietanze) e altri decisamente collegati alla modernità diffusa. La carta contro le email, le audio e le videocassette contro i dvd o gli mp3. Saajan che proprio attraverso le videocassette rivede la vecchia serie televisiva che guardava la moglie, e che ricorda quando spiava il volto di lei riflesso nello schermo del televisore. O gli oggetti ancora preziosi del matrimonio di Ila, che cerca di riportare il marito a condividere la visione del loro matrimonio.
“Lunchbox” è una riflessione filosofica, pacata ma intensa, sulle forze che muovono l’esistenza, sui treni sbagliati che portano alla stazione giusta, sull’energia invisibile che permette a due esseri umani di comunicare a distanza compiendo gli stessi gesti, avvertendo le stesse sensazioni, descrivendo gli stessi sapori.
Un racconto che ci fa percepire il valore terapeutico del raccontarsi, una commedia morale che coglie insieme la devozione e l’indipendenza della figura femminile, il bisogno di robusti legami familiari in una società caotica e alienante, un’identità maschile che si interroga sul vero significato della propria maturità.
Vagoni ferroviari affollati e senza paesaggio, interni domestici chiusi dove le sole soggettive sull’esterno sono quelle che seguono i percorsi dei figli. Un film che ci mette duramente alla prova sulla dialettica sottile tra il desiderio di futuro e i radicamenti al passato.

BREVE APPROFONDIMENTO PSICOLOGICO

In occidente le persone adulte sono suddivise secondo le seguenti percentuali di preferenza: il 55% predilige il canale visivo; il 20% uditivo e il 25% cinestesico. La società odierna è in prevalenza una “società visiva” ed particolare i video sono in assoluto il veicolo di scambio principale. La parola greca kinesis significa movimento e raggruppa le persone che hanno una predisposizione al canale tattile, olfattivo e gustativo, tutte le dinamiche di contatto (e quindi di movimento), tra le persone. Questo film, esalta le modalità comunicative “altre”, che passano attraverso la scrittura, il gusto, l’olfatto. I personaggi si “vedono” attraverso la Lunchbox. Ed è lasciata alla preparazione e consumazione di qualcosa di così essenziale, indispensabile, semplice e materno come il cibo, la rappresentazione del bisogno di affettività dei protagonisti.

PAROLE CHIAVE: Comunicazione, Affettività, Gestualità, Legami.
AREE TEMATICHE: Benessere e Film Therapy, Famiglie, Scuola e Formazione.

LETTURE CONSIGLIATE:
S. Rushdie I figli della mezzanotte. Mondadori, Milano, 1980.
P. Watzlawick, J.H. Beavin, D. D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana. Astrolabio, Roma, 1971.
A. E. Scheflen Il linguaggio del comportamento. Astrolabio, Roma, 1977.

Umberto Mosca – Martina Zilio

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