LA BICICLETTA VERDE

LO SCHERMO EMPATICO: LE NOSTRE VISIONI CONSAPEVOLI

bicicletta verde

“La bicicletta verde” racconta due storie allo stesso tempo. La prima storia, decisamente piccola ma simbolicamente enorme, è quella di una ragazzina che vorrebbe andare in bicicletta come i suoi coetanei maschi. La seconda, che riguarda un Paese immenso ma che esprime una verità sconosciuta ai più, è quella di una legge che proibisce le proiezioni pubbliche delle immagini in movimento. Haifaa Al-Mansour, la prima regista donna di un’Arabia Saudita che non ha sale cinematografiche e dove il cinema si fruisce solo attraverso i televisori all’interno delle case, concentra nel suo lungometraggio d’esordio tutti gli aneliti e le ambizioni di un linguaggio antico, ma dall’intatto potenziale rivoluzionario, quale il cinema è. Riprendendo l’inestinguibile tradizione che partendo dal neorealismo italiano ha nutrito il miglior cinema asiatico di protesta degli ultimi decenni, “La bicicletta verde” è un film
che cerca un punto di equilibrio tra l’essenzialità della messa in scena, facilitando il concentrarsi su dettagli e cose minime (scarpe e abiti, sguardi e colori…), e misurati accenni al melodramma che rimandano a un gusto televisivo diffuso da decenni nelle case saudite. Un esercizio di stile nel senso più alto del termine, la ricerca di una formula che possa inaugurare, almeno sul piano simbolico, l’idea di un cinema che esce dal chiuso delle dimore private e si avventura per le strade, pedinando i più giovani nell’ostinata ricerca di nuovi punti di vista, esattamente come nei film italiani degli anni Quaranta o in quelli iraniani degli anni Novanta. Un film sul carattere relativo di ogni prospettiva, in cui il percorso di emancipazione dell’identità femminile acquista un carattere esemplare, dove la legittima spinta ideale lascia spazio al sano compromesso di chi in un certo tipo di ambiente deve sopravvivere. È il racconto formativo dell’adattamento, che vede nel pragmatico compromesso con la realtà non una resa incondizionata, ma l’unico punto di ripartenza per riuscire davvero a cambiare le cose.

BREVE APPROFONDIMENTO PSICOLOGICO

Ogni cultura ha un “ideale di uomo”, un modello al quale far riferimento. Nella memoria collettiva il ruolo femminile è quello di colei che si prende cura, non soltanto della casa e dei figli, ma della parte bambina presente in ogni uomo adulto. La protagonista del film è nel mezzo. Una posizione nella quale la formazione della propria identità sessuale deve fare i conti con una società controllante e manipolativa. E’ infatti difficile che scienza e religione si trovino d’accordo. Così come il conflitto che fa da sfondo a questa storia, dove la piena integrazione è impossibile ma è una strada che uomini e donne libere devono comunque ricercare.

PAROLE CHIAVE: Identità sessuale, Infanzia, Adolescenza, Affermazione di sé, Ruolo Sociale, Rapporto madre-figlia.
AREE TEMATICHE: Benessere e Film Therapy, Famiglie, Scuola e Formazione, Adolescenza.

LETTURE CONSIGLIATE: J. Baldaro Verde, R. Nappi Donne Nuove. L’universo femminile nel terzo millenio. Le Comete, Franco Angeli, 2002.
L. Irigaray, Speculum. L’altra donna, La Feltrilnelli, Milano, 1998.
M. Satrapi Persepolis. Nuova edizione integrale. Rizzoli Lizard, Milano, 2013.

Umberto Mosca – Martina Zilio

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