GENTE DI DOMENICA

LO SCHERMO EMPATICO: LE NOSTRE VISIONI CONSAPEVOLI

gente di domenica

La storia del cinema è scandita da opere che più di altre hanno introdotto un modo nuovo di raccontare, hanno proposto un immaginario inedito, hanno presentato personaggi irresistibili. Profondamente intrecciata ad essa, esiste anche una storia della visione cinematografica, e tra le altre cose questa storia si occupa delle relazioni tra la percezione del mondo e le rappresentazioni mediali di esso. Come il cinema ha influenzato la sensibilità di una determinata epoca, ha facilitato la circolazione di nuovi miti culturali, l’affermazione di idee e valori sostenuti dalla politica. Il cinema, insomma, come ambiente privilegiato in cui cogliere tracce significative della cosiddetta “psicologia sociale”.

“Gente di domenica”, anche conosciuto con il titolo “Uomini la domenica” è un film sulla matrice documentaristica del cinema, sul valore riproduttivo dell’azione fotografica, che coglie la realtà nel momento del suo farsi, che funziona come trait d’union tra la tradizione naturalistica dei film di Robert Flaherty e l’interesse politico per la società del futuro neorealismo italiano. Ma dal punto di vista della psicologia sociale “Gente di domenica” è soprattutto una pietra miliare nella trasformazione della vita ordinaria in uno spettacolo, in quell’evoluzione del mass medium visivo come catalizzatore dei processi attraverso cui le esistenze delle persone comuni vengono trasformate in un capolavoro. Robert e Curt Siodmak, Billy Wilder, Robert Zinnemann e Edgar G. Ulmer – figure che nel corso dei decenni a venire avrebbero contribuito a rendere sempre più interessante il cinema di Hollywood – introdussero nel cinema tedesco un’estetica nuova, che segnava una cesura profonda con gli incubi bui e contrastati dell’Espressionismo. Una visione finalmente luminosa del popolo tedesco, che riprendeva a vivere con spensieratezza e a riappropriarsi con ottimismo delle proprie singole esistenze. Una visione che di lì a poco sarebbe diventata sin troppo fulgida e sin troppo illusoriamente spensierata, sublimata nell’intuizione della “politica come estetica” degli indimenticabili film di propaganda realizzati da un’artista sublime come Leni Riefenstahl, che non poco contribuirono a orientare la Storia della Germania. Il cinema come esaltante rappresentazione di sé e percezione collettiva del mondo.

BREVE APPROFONDIMENTO PSICOLOGICO

Possiamo immaginare che la domenica rappresenti il vuoto. E il vuoto in Gente di domenica è vissuto positivamente, come possibilità di svago all’interno di un divertimento comune e condiviso e per questo limitato. L’illusione e la fantasia di poter aspettare un momento in cui tutto si risolverà. Ma la volontà di vivere tranquillamente e illusoriamente, non permette di sentire le proprie potenzialità creative. Per questo l’idea di “sopire l’inconscio” i cui conflitti spesso ci fanno soffrire, rischia di non far intravedere una varietà di possibilità esistenti e che seppur pongono interrogativi, mettono nella posizione di potersi sentire soggetto attivo del proprio tempo.

PAROLE CHIAVE: Illusione, Speranza, Vita quotidiana.
AREE TEMATICHE: Benessere e Film Therapy, Famiglie, Scuola e Formazione.

LETTURE CONSIGLIATE:
S. Freud Psicoanalisi della vita quotidiana. Oscar Mondadori, Milano, 2009. M. H. Erickson La mia voce ti accompagnerà, Astrolabio, Roma, 1983.

Umberto Mosca – Martina Zilio

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