FRANCOFONIA – IL LOUVRE SOTTO OCCUPAZIONE

LO SCHERMO EMPATICO: LE NOSTRE VISIONI CONSAPEVOLI

francofonia

“Francofonia” è un film monumentale, come il museo a cui è dedicato, il Louvre. Ogni singola opera di Aleksandr Sokurov è sempre, insieme, un’originale visione dell’Uomo, ma anche un’esperienza tecnica indimenticabile, com’è successo in passato, con l’utilizzo delle lenti anamorfiche, con il singolo infinito piano sequenza di “Arca russa”, con i cromatismi spenti volti a catturare la natura più profonda dei personaggi. Dopo la “Trilogia del Potere” Sokurov prosegue la sua inchiesta sulla Storia, e, più specificamente, conduce un’inedita riflessione sulla rappresentazione iconografica della Storia, e sulla sua percezione. Un film che inizia con i titoli di coda, che suggerisce sin dall’inizio l’intenzione di uno sguardo insolito, di un’esperienza nuova della visione, la visione dell’intellettuale, che mettendosi in scena con la propria voce mescola in un flusso di coscienza gli argomenti, i tempi, le opere, i luoghi geografici.

È così che la storia del Louvre, narrata con l’apparente e distratta casualità del sogno, si rivela ben presto come un’indagine sul significato dell’Arte, sul senso più profondo e inafferrabile, interrogandoci in merito alla funzione della Pittura (e delle Immagini) di raffigurare ogni evento, dando forma all’ossessione del Potere e alla sua brama di controllare il Tempo, la Storia. Un inno alla libertà di linguaggio del cinema, alla sua varietà, che mescola senza interruzione memorie e rievocazioni filmiche (come le chiama Pierre Sorlin, che più di ogni altro ha studiato le relazioni tra il Cinema e la Storia), immagini di repertorio e drammatizzazioni, opere d’arte e grafiche di animazione. E dunque un’idea della Storia – che è pur sempre, etimologicamente, “ispezione visiva” – intesa come congettura, attività immaginativa, caccia ai fantasmi. “Ombre passeggere”, direbbe ancora il francese Sorlin, il cui pensiero è trasformato in immagini da Sokurov, creatore di una disperata elegia sul passaggio delle persone, dello loro vite e delle loro anime, attraverso il Tempo, di cui le immagini restano l’unica, imprecisa ed evanescente, traccia. Il Museo come coscienza vivente dei sentimenti e del dolore degli uomini, ma anche il centro nevralgico di quella visione di futuro su cui si interroga l’intero film, a partire dai titoli di testa finali. La paura che questa coscienza e questa memoria vengano spazzate via dalle onde dell’Oceano che, come quelle della Storia, sono senza morale, senza coscienza. Perché è soltanto grazie a una certa immagine dell’Europa che può sopravvivere anche una certa immagine della Russia.

BREVE APPROFONDIMENTO PSICOLOGICO

Per quanto si attibuisca all’arte un valore universale, ogni utente compie per ogni singola opera una lettura personale. Poiché l’arte suscita nello spettatore significative risposte emozionali, le modalità abituali che il soggetto adotta per gestire le emozioni influenza anche la sua reattività all’opera d’arte. In quest’ottica perdere la memoria delle opere significherebbe perdere quella parte della storia collettiva che unisce ma anche perdere l’esperienza estetica della quale ogni singolo individuo può fare esperienza. Che ha a che fare con il pubblico e al tempo stesso con il privato. Come la guerra.

PAROLE CHIAVE: Arte, Memoria, Immaginario, Emozione, Storia.
AREE TEMATICHE: Benessere e Film Therapy, Famiglie, Scuola e Formazione.

LETTURE CONSIGLIATE:
S. Freud Saggi sull’arte, la letteratura e il linguaggio. Bollati Boringhieri, Torino, 1991.
V. Ruggieri, L’esperienza estetica. Fondamenti psicofisiologici per un’educazione estetica. Armando Editore, Roma, 1997.

Umberto Mosca – Martina Zilio

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