DIPLOMACY – UNA NOTTE PER SALVARE PARIGI

LO SCHERMO EMPATICO: LE NOSTRE VISIONI CONSAPEVOLI

diplomacy una notte per salvare parigi

Il cinema, in generale, e soprattutto i film, sono una risorsa fondamentale per continuare a raccontarci avvenimenti sempre nuovi che appartengono al passato, ciascuno una piccola tessera di quell’incommensurabile mosaico di fatti e percezioni di cui si compone la Storia. Ma per predisporsi ad ascoltare un nuovo racconto lo spettatore ha bisogno di indossare uno stato d’animo, di sintonizzare i propri sentimenti con uno specifico registro emozionale che favorisca una determinata forma mentis. “Diplomacy” è la Settima sinfonia di Beethoven diretta da Wilhelm Furtwängler, trasmessa alla radio in un concerto di mezzanotte, in una modalità che prelude alla solitudine, alla concentrazione e alla ricerca di un punto di equilibrio tra le paure più incontrollabili e i proponimenti più esaltanti.
Già dal suo incipit “Diplomacy” è prima di tutto un dramma da camera, tutto fatto di un’incalzante confronto a due, costruito su interminabili long take (lunghe inquadrature in piano sequenza) e di rari, ma decisivi, variazioni del punto di vista. Tratto dall’opera teatrale “Diplomatic” di Cyril Gely, è incentrato su un duello psicologico fatto di sicurezza di sè, determinazione, orgoglio, prove di forza, clamorosi cedimenti e subitanee riprese del controllo.
È innanzitutto una visione della Storia che ci invita a interpretare i grandi eventi come dipendenti dalla psicologia dei leader. Hitler, l’ammirazione per Parigi e la competizione tra la capitale della Francia e Berlino: Berlino è in rovina e Parigi deve seguirla. Un insieme di fattori politici, militari ed economici che vengono sublimati in un gioco di stanze, dove in ballo sono i valori morali di singoli individui, la loro educazione, i legami affettivi con i propri cari. Una visione della Storia osservata e determinata dalle camere del Potere, dove si gioca una partita più decisiva delle altre, quella della persona con se stessa, alle prese con il mito fondativo del Dovere, con il principio superomistico della Volontà, con l’esaltante Responsabilità di disegnare il futuro, con il tema eversivo della Coscienza.
Una galleria di assoluti filosofici dove le ragioni collettive e le ragioni personali si fronteggiano nella disperata ricerca di un punto di equilibrio, inseguito da una struttura narrativa che funziona in tempo reale, un conto alla rovescia dove il dubbio e l’analisi incalzano le certezze inattaccabili e la perdita della Fede. Osservate la finestra che si affaccia su Parigi e sulla Tour Eiffel: aperta o chiusa ci orienterà a decifrare lo stato d’animo dei personaggi e a riconoscerne le intenzioni. Prendere posizione, “taking sides”, come nell’importante film di Istvàn Szabó su Wilhelm Furtwängler.

BREVE APPROFONDIMENTO PSICOLOGICO

Gregory Bateson scriveva che non è il potere a corrompere, ma l’idea del potere. Il mito del potere è un mito potentissimo al quale molte persone credono. E un mito che si autoconvalida, perché ha bisogno di feedback esterni per esistere. Essendo una tematica relazionale, l’uomo si trova in una posizione di rilievo. Deve però lottare contro l’illusione del potere interpersonale tanto quanto ha lottato per ottenerlo. Perché risulta evidente presto che il potere è più una questione di responsabilità terrificanti che non di libertà e privilegi.

PAROLE CHIAVE: Potere, Controllo, Responsabilità, Dovere.
AREE TEMATICHE: Benessere e Film Therapy, Famiglie, Scuola e Formazione.

LETTURE CONSIGLIATE:
S.B. Kopp Se incontri il Buddha per la strada uccidilo. Astrolabio, Roma, 1975.
G. Bateson Verso un’ecologia della mente. Adelphi, Milano, 1977.
A. Pierro Prospettive psicologico-sociali sul potere. Franco Angeli Editore, Milano, 2006.

Umberto Mosca – Martina Zilio

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