DETOUR

LO SCHERMO EMPATICO: LE NOSTRE VISIONI CONSAPEVOLI

detour

Il volto scolpito e arcigno, i capelli scompigliati, duri come se fossero di pietra. Sono soltanto le principali caratteristiche del personaggio di Vera, autentica gorgone dall’aspetto mostruoso che domina un capolavoro del noir e del b-movie come “Detour”. Un film sulla coppia alla deriva, come suggeriscono il titolo dell’opera e l’anno di produzione, il 1945, in cui il cinema nero è l’ambiente privilegiato per esprimere le ferite insanabili prodotte nel corpo sociale dalla guerra e dai ribaltamenti di ruolo all’interno della famiglia. Interpretata da un’attrice ben poco conosciuta come Ann Savage, Vera è una donna imprevedibile, scontrosa, nevrotica, infedele, infida; e per queste ragioni è anche il motore del racconto, alternativa a quella di Sue, cui la accomuna la stessa ricerca di indipendenza. “Detour” è un film a bassissimo budget, girato in una manciata di giorni in appena un paio di ambienti (diventato un film di culto per cinefili e grandi cineasti contemporanei, Martin Scorsese in primis), che con la libertà espressiva di una produzione senza pretese cattura l’essenza stessa di un’epoca, la frantumazione delle sue convenzioni sociali, la deflagrazione dei valori culturali ufficiali, l’inadeguatezza dei vecchi format di racconto. Un’opera in cui lo stile della narrazione – come la voce interiore del protagonista maschile, i tempi morti, i piani sequenza e l’abbattimento del muro che separa definitivamente la realtà oggettiva dal delirio e dal sogno – rende evidente la funzione del cinema come esperienza totale, che va ben oltre la dimensione riproduttiva e intercetta la sfera nascosta dell’inconscio.
Pieno di accenni alle atmosfere kafkiane e al linguaggio visivo dell’espressionismo, “Detour” rappresenta uno dei vertici dell’incontro tra il cinema americano e quel gruppo di artisti mitteleuropei che dal vecchio continente portarono a Hollywood l’eredità inquietante di un passato rimosso che tende a riaffiorare.
Con Edgar G. Ulmer, già assistente alla regia di Murnau per “Aurora” e accanto a Siodmak-Wilder per “Uomini la domenica”, la vita di coppia diventa una discesa all’inferno, ossessiva e perversa.

BREVE APPROFONDIMENTO PSICOLOGICO

L’esternalizzazione è il rovesciamento dell’idea che la persona sia il problema e permette di vedere il problema stesso come qualcosa sul quale poter intervenire. Il Detour il protagonista racconta in prima persona i passaggi di una deresponsabilizzazione portata all’estremo che lo aiuta a non affrontare il senso di colpa per aver fatto delle scelte in maniera consapevole ed autonoma. Un atteggiamento che ha l’intenzione di essere un fattore protettivo ma che perde di vista l’individuo e le sue risorse: se ciò che accade è causa del destino, non vi è più responsabilità ma nemmeno possibilità di cambiamento.

PAROLE CHIAVE : Senso di colpa, Solitudine, Ambivalenza, Rischio, Manipolazione, Atteggiamento passivo.

AREE TEMATICHE:
Benessere e Film Therapy, Comunità terapeutiche, Relazioni d’Aiuto.

LETTURE CONSIGLIATE: M. White La terapia come narrazione. Astrolabio, Roma, 1992.
R. Speziale Bagliacca Colpa. Considerazioni su rimorso, vendetta e responsabilità. Astrolabio, Roma 1997.

Umberto Mosca – Martina Zilio

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