THE DANISH GIRL

LO SCHERMO EMPATICO: LE NOSTRE VISIONI CONSAPEVOLI

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Il ritratto e il paesaggio. La metafora artistica è certamente la chiave di volta di un film incentrato sull’intimità dei personaggi, dove il genere pittorico diventa lo strumento attraverso cui raccontare le dinamiche interiori che muovono le figure principali.
Da un lato c’è lo sguardo di Gerda verso l’esterno, il suo desiderio verso il marito Einar, amato e contemplato nella sua conflittuale interezza, sublimato nei ritratti che ne fanno emergere la componente femminile e che tanto successo raccolgono tra gli appassionati d’arte.
Dall’altro c’è lo sguardo di Einar dentro se stesso, la visione del fiordo che ossessivamente ritorna nella sua pittura, il legame con un istante immobile e cristallizzato della sua infanzia, la figura del doppio suggerita dal riflesso della pianta sulla superficie dell’acqua. The Danish Girl è un film che suggerisce la funzione dell’Arte come rivelatrice della parte nascosta, di quell’Altro da Sé che rappresenta una componente imprescindibile nell’equilibrio di ciascun individuo.
Tom Hooper realizza un film che per le tematiche affrontate scatena il confronto con la filmografia di un grande autore come David Cronenberg, e che per il modo pudico con cui le mette in scena fa affiorare il ricordo di una sua opera indimenticabile come M Butterfly (1993). Una rappresentazione, quella di The Danish Girl, che riflette su come la costruzione dell’Identità non possa prescindere dalla visione che gli altri hanno di noi, dalle modalità con cui si desidera essere guardati.
Una visione che ha portato parte della critica a rilevare la sproporzione tra le immagini dedicate ai volti e le immagini dedicate ai corpi, senza riuscire a cogliere quell’affermazione insistita fatta dal film di Hooper, secondo la quale il volto dell’individuo è anche il centro della sua anima, il punto di equilibrio tra i suoi desideri più profondi e il suo modo di apparire al cospetto degli altri. È seguendo le tracce sul volto di Einar/Lili che lo spettatore può chiedere conto dell’avventura umana del personaggio, della sua ricerca interiore appassionata e sofferta, così come è sul volto di Gerda che possiamo individuare le tracce di un’attitudine spontanea alla comprensione dell’altro e alla realizzazione dei suoi desideri, la forma più alta e sublime dell’Amore.

BREVE APPROFONDIMENTO PSICOLOGICO

Fino al 1987 l’omosessualità era inclusa del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM) nonostante le prove crescenti proponessero e chiedessero una sua esclusione. Ancora ai giorni nostri alcuni ambiti di “aiuto”, forniscono “cure” per le persone omosessuali. Evidenze scientifiche ed importanti riviste di medicina e psichiatria, la considerano oggi una normale espressione della sessualità umana. Chiunque promuova la salute e il benessere non può non tener conto del fatto che lo stigma e la vergogna producono stati di ansia, di stress, di depressione e comportamenti disfunzionali. Il film mostra come l’accettazione per il proprio Sé passi necessariamente per l’essere visti e percepiti dall’altro nella propria autenticità.

PAROLE CHIAVE : Omosessualità, Accettazione di Sé, Empatia, Società.
AREE TEMATICHE: Relazioni d’Aiuto, Benessere e Film Therapy, Famiglie, Coppie.
LETTURE CONSIGLIATE:
D. Ebershoff, “La danese”, Guanda Editore, Milano, 2001.
V. Lingiardi, “La confusione è precisa in amore”, Ed. Gransassi Nottetempo, Roma, 2012.
P. Valerio, M. Bottone, R. Galiani, R. Vitelli “Il transessualismo. Saggi psicoanalitici”, Ed Franco Angeli, Milano, 2001.

Umberto Mosca – Martina Zilio

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