LA SPOSA BAMBINA

LO SCHERMO EMPATICO: LE NOSTRE VISIONI CONSAPEVOLI

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La sposa bambina è un film che pone la questione delle differenti prospettive da cui si può guardare un’opera cinematografica, a seconda della propria cultura, della propria sensibilità, del proprio vissuto personale. Intanto perché è opera di esordio di un’autrice yemenita formatasi in Francia e negli Stati Uniti, che ha scelto di narrare una vicenda simbolica di quel conflitto profondo tra conservazione e modernità che segna il proprio Paese. Khadija Al Salami sceglie di raccontare le azioni più feroci senza dimenticarsi di spiegare le “ragioni” di tutti, non nel senso di giustificare le azioni più crudeli e dolorose, ma nel senso di farle comprendere agli sguardi superficiali e disattenti. È chiaro che pone in maniera eclatante la questione del rapporto e del confine tra le ragioni della cultura e le ragioni dell’etica, e per questo motivo si rivela un piccolo grande saggio, dove l’ineludibile atto d’accusa nei confronti dei colpevoli non ci affranca dalla responsabilità di comprenderne l’ispirazione.
La sposa bambina appartiene, dunque, a quella tipologia di opere giovani segnate dall’entusiasmo e dalla volontà di cambiare le cose, di considerare l’arte e il cinema come agenti potenti di trasformazione dello status quo. Espressione di una produzione di World Cinema di nicchia, sempre più parcellizzata e difficile da raggiungere per il grande pubblico, che sembra peraltro aver smarrito anche l’attenzione dei festival cinematografici, La sposa bambina ci propone un’idea del film come piccolo saggio personale, come racconto morale con cui un’anima lucida e semplice cerca appassionatamente di dare un’ordine alle cose del suo mondo. Perché un racconto è sempre la ricerca di un punto di equilibrio, dove ogni agente e ogni azione devono trovare una collocazione coerente e strategica. O almeno è tale per una giovane anima che attraverso l’Arte deve resistere all’insostenibilità della condizione umana.

BREVE APPROFONDIMENTO PSICOLOGICO

Secondo David Finkelhor, uno dei massimi esperti internazionali sulle tematiche della traumatizzazione infantile, i bambini sono “il segmento di popolazione più vittimizzato al mondo”. I recenti studi sull’attaccamento e le teorie sul trauma, confermano quanto l’infanzia sia la fase della vita più studiata in psicologia, poiché è attraverso le esperienze sfavorevoli infantili e la mancanza di cura durante lo sviluppo che nascono i disturbi e le malattie mentali degli adulti. Per questa ragione il film ci porta a riflettere su quanto i figli non siano delle famiglie (giuridicamente possono essere tolti alla famiglia d’origine e affidati a caregiver più adeguati), ma della società. E obbliga la società a prendere posizione sulla necessità di prevenzione e di intervento a favore del benessere dei bambini.

PAROLE CHIAVE : Infanzia negata, Trauma, Famiglia maltrattante, Esperienze sfavorevoli infantili.
AREE TEMATICHE: Comunità terapeutiche e per minori, Relazioni d’Aiuto, Benessere e Film Therapy, Famiglie.

LETTURE CONSIGLIATE:
L. Cancrini “La Cura delle infanzie infelici. Viaggio nell’origine dell’oceano borderline” Raffaello cortina Ed., Milano, 2013.
M. Malacrea, “Trauma e riparazione. La cura nell’abuso sessuale all’infanzia”, Raffaello Cortina, Milano, 1998.
V. Padma, “La sposa bambina”, Garzanti Libri, Milano, 2009.

Umberto Mosca – Martina Zilio

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