IN NOME DI MIA FIGLIA

LO SCHERMO EMPATICO: LE NOSTRE VISIONI CONSAPEVOLI

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Uno dei miti più longevi nella storia delle narrazioni è senza dubbio quello impostato sul confronto tra la Verità e la Menzogna. Come sappiamo, tale contrapposizione pone lo spettatore nella condizione di identificarsi profondamente con il personaggio del detective e, per questo motivo, tende a garantire al racconto un’alta capacità di coinvolgimento. Associata a questa contrapposizione è, da sempre, la riflessione sul significato della giustizia e sul senso della scoperta della verità. Osservato da questa prospettiva, In nome di mia figlia è un film che sfida lo spettatore portandolo all’estremo confine in cui si gioca la possibilità di ristabilire, alla fine, un ordine delle cose, costringendolo a interrogarsi sulla possibilità di individuare una ragione ultima della Vita. Un sentimento, un’idea, un’espressione della volontà, che possano aiutare ad andare oltre la Morte degli affetti più intimi.
È una storia che scava nelle qualità morali di un personaggio, che ci incuriosisce chiedendoci se il rigore morale di una professione possa trovare una così forte corrispondenza nella determinazione e nella resistenza con cui si conduce un’inchiesta esistenziale. Un’inchiesta esistenziale da cui dipende il bilancio di un’intera famiglia finita ben presto fuori strada, come suggerito dall’ordine simbolico degli eventi con cui il film si apre.
È una storia che indaga sui bordi sfrangiati di una relazione di coppia in cui i coniugi non possiedono più un linguaggio da condividere, sulle sfumature invisibili dove l’impulso a cambiare radicalmente esperienza rischia di negare, fino ad annullarlo completamente, il percorso già compiuto insieme, di smarrire la percezione del valore dei giorni trascorsi e condivisi.

BREVE APPROFONDIMENTO PSICOLOGICO

In nome di mia figlia è la storia di un padre. Negli ultimi anni il tema del maschile è tornato al centro degli studi di psicologia e delle teorizzazioni secondo modelli che si differenziano dalla semplicistica visione dell’uomo come “regola” e “verticalità”, ma che mostrano una complessità che appare del tutto nuova e che riflette la complessità del ruolo del padre, del compagno, dell’ex marito nella società odierna. Se l’emancipazione e l’evoluzione del femminile sono state al centro dell’attenzione di studiosi e artisti, il maschile è stato quasi dimenticato, perso di vista. Il film riflette questa solitudine e la lotta dentro e fuori da sé, per trovare la propria “verità”. Per diventare padri migliori.

PAROLE CHIAVE : Maschile, Separazione, Difficoltà comunicative, Lutto.
AREE TEMATICHE: Benessere e Film Therapy, Comunità terapeutiche, Relazioni d’Aiuto.

LETTURE CONSIGLIATE:
S. Ramella Benna, “Per voce maschile. Il Sé e gli uomini nella relazione terapeutica”, Alpes Italia, Roma, 2015.
M. Recalcati “Il complesso di telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre”, Feltrinelli, Milano, 2013.
L. Zoja “Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre”, Bollati Boringhieri, Torino, 2000.

Umberto Mosca – Martina Zilio

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