BROOKLYN

LO SCHERMO EMPATICO: LE NOSTRE VISIONI CONSAPEVOLI

Brooklyn_film

Impegnato molto più di un tempo a contendersi l’attenzione del pubblico con altri media e formati, il film è oggi soprattutto l’ambiente in cui si realizza il bisogno di “immersioni emozionali” da parte dello spettatore, l’attitudine umana al coinvolgimento e all’identificazione con una vicenda esemplare, che attraverso la rivelazione di un senso esplicito possa suggerire allo spettatore un significato manifesto. Tutto ciò avviene nonostante le tendenze più affermate, vedi anche molte serie televisive di successo, si muovano invece nella direzione del dubbio come condizione permanente, dell’affermazione di ogni verità come relativa, del carattere improprio o inutile di ogni “ricerca di senso”.
Brooklyn è un’opera che ci dice del bisogno dello spettatore di oggi di vedere dei film che lo rassicurino, che a partire da emozioni forti e largamente condivisibili si misura con miti potentissimi della contemporaneità, come ad esempio la dialettica tra la ricerca del sé e le scelte sicure.
A partire dal nome, il personaggio dell’irlandese Ellis Lacey rimanda a una diversa declinazione del mito di Alice e del suo viaggio, intercettando la storia secolare dell’Irlanda e delle sue ondate migratorie verso l’America, il rapporto tra identità culturale e nuove opportunità. Ma Ellis Lacey è soprattutto il nome che evoca le due parti del Sè, il rapporto tra una vita già scritta e una vita tutta da scrivere.
È il racconto del film ad essere costruito sulla forma binaria, a partire dall’immagine delle due sorelle, quella con il lavoro sicuro e quella che deve andarlo a trovare dall’altra parte dell’Oceano, proseguendo con la contrapposizione tra un rischioso ed entusiasmante lavoro d’impresa e una rassicurante attività commerciale di eredità familiare.
In un mondo che sempre più, per necessità, ci costringe a sfruttare al massimo i privilegi familiari e i legami domestici, Brooklyn racconta una storia che ci interpella a proposito della crescita e della realizzazione personale, che non ci esenta dalla necessità dello svincolo e del distacco, che ci pone contemporaneamente di fronte a una domanda sul futuro e a un’irresistibile nostalgia per il passato. Lo fa suggerendoci di riscoprire parole e sentimenti dal suono e dal significato antico, come frivolezza e pigrizia, condivisione, complicità, solidarietà. È soltanto attribuendo a ogni nostra azione un’importanza e un valore corrispondenti che la nostra storia personale potrà assumere, ai nostri stessi occhi, un’immagine significativa, e provare ad essere una storia compiuta. Intercettando senza filtri i nostri sentimenti, il nostro bisogno di emozioni primarie, affrontando le scelte ineludibili, un film prova a suggerirci come ordinare il mondo.

BREVE APPROFONDIMENTO PSICOLOGICO

Nella famiglia di Ellis è assente la figura paterna. Una figlia prende così il posto, in un’ottica strutturale, del marito della madre e sacrifica se stessa per permettere alla protagonista di svincolarsi e realizzarsi. Il legame forte tra sorelle e il senso di appartenenza ai valori familiari, emergono continuamente nella mente di Ellis, rendendo difficile l’adattamento e la crescita in un contesto sentito come estraneo. Quando un grave evento paranormativo richiama Ellis verso la sua famiglia d’origine, la possibilità di rompere con il passato diviene ancora più complessa ed apparentemente impossibile. Il film mostra il difficile passaggio all’età adulta e il legame tra lo stile di attaccamento e il tentativo di differenziazione.

PAROLE CHIAVE : Famiglia d’origine, Attaccamento, Differenziazione, Svincolo.
AREE TEMATICHE: Relazioni d’Aiuto, Benessere e Film Therapy, Famiglie.
LETTURE CONSIGLIATE:
M. Bowen “Dalla famiglia all’individuo”, Astrolabio, Roma, 1979.
M. Malagoli Togliatti, A. L. Lavandera “Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia”, Il Mulino, Bologna, 2002.
S. Minuchin, B. L. Rosman, L. Baker “Famiglie psicosomatiche”, Astrolabio, Roma, 1980.

Umberto Mosca – Martina Zilio

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