MON ROI – IL MIO RE

LO SCHERMO EMPATICO: LE NOSTRE VISIONI CONSAPEVOLI

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Ci sono attori che più di altri legano i propri personaggi a una caratterizzazione specifica, che viene puntualmente rinforzata di film in film, tanto da essere trasformati in icone di un certo stile di vita o di una certa modalità di gestire le relazioni. Vincent Cassel è certamente uno di questi attori, icona di una virilità basata sugli eccessi: al carattere violento e orientato al crimine di certe sue interpretazioni, si affiancano in parallelo una compiaciuta attitudine alla promiscuità sessuale e una sorta di istintiva animalità orientata alla seduzione. La figura di Cassel in Mon Roi è un concentrato puro di elementi di questo secondo aspetto e il suo valore simbolico è così forte perché deve proporsi come costante interlocutore del personaggio femminile al centro del racconto.
Prima lui, infatti, c’è la figura di Tony (Emmanuelle Bercot, miglior interpretazione femminile a Cannes 2015), segnata dalla fascinazione per tutto ciò che risuona come fresco, spensierato e imprevedibile: il discorso vale sia per gli amici decisamente giovani del centro di riabilitazione, sia, ovviamente, per il suo irresistibile marito, luciferino, fisicamente sempre uguale e dall’umore sempre ottimo, a patto di non essere contraddetto.
È un cinema concentrato sulle emozioni che legano o separano i protagonisti, sulle soggettive con cui i personaggi si ammirano, sui corpi che continuano ad attrarsi nonostante il passare del tempo. È un cinema che si chiede se la linea dell’esistenza debba essere sempre piatta oppure a picchi intermittenti, come l’inquadratura delle montagne con cui si apre il film.
Il mio re, scritto e diretto da una donna, è un film originalissimo che affronta il tema della “dipendenza” dal punto di vista della relazione di coppia (temi delicatissimi, come quello del non poter prescindere dal dolore altrui). Un film dove a nulla vale l’analisi psicologica costruita sui rapporti di matrice psicosomatica, per il semplice fatto che i personaggi non vogliono, o non sanno, opporsi ai loro istinti. Si tratta del primato assoluto dell’emozione unica sulla razionalità che dà un ordine alle cose. Cosa importa se tuo marito è un contaballe e doppiogiochista, abituato a trovare sempre degli alibi e a farsi compatire quando si trova in difficoltà, se non appena ti guarda o ti sfiora non sai opporre resistenza alcuna?
Guardare un film, spesso, serve a farci osservare le cose -anche quelle che riguardano il nostro vissuto- in una prospettiva diversa, ma non necessariamente per guarire dai nostri problemi, anche soltanto per consolarci di averli e di trovare un equilibrio accanto ad essi.

BREVE APPROFONDIMENTO PSICOLOGICO

Il Re è colui che decide e che dispone della vita degli altri. Ed è colui per il quale i sudditi muoiono in guerra. Il legame che nasce dal gioco di potere dei due protagonisti, è un legame che riflette una dipendenza affettiva e che percorre tutta la relazione: dalla passione iniziale alla crisi e la distanza. La personalità fragile e di Tony è attratta dalla relazione con Georgio perché vive nell’illusione che lui possa compensare il suo senso di insicurezza e di appagare ogni suo bisogno. Ma la coppia è diversa dalle somme delle caratteristiche dei singoli che la compongono.

LETTURE CONSIGLIATE

M.G. Cancrini L. Harrison “Potere In amore. Per una psicoterapia dei problemi di coppia” Ed. Riuniti,, Roma, 1986.

J. Holmes “La teoria dell’attaccamento. John Bowlby e la sua scuola” Raffaello Cortina Ed,Milano, 1994.

J. Viorst “Distacchi. Gli affetti, le illusioni, i legami e i sogni impossibili a cui tutti noi dobbiamo rinunciare per crescere” Sperling & Kupfer, 2004.

Umberto Mosca – Martina Zilio

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